venerdì, agosto 31, 2012

Una articolo del genere sul nostro sito può destare sospetti,insolito parlarne dove si allevano e vendono formiche,ma oggi vogliamo affrontarlo e ricordiamo che le formiche hanno un ruolo importantissimo,da molti sottovalutato, nel ecologia della natura.

Certo ritrovarsi la cucina di casa invasa di formiche per il 99% delle persone non è cosa molto gradevole,ma noi come ovvio che sia siamo quelli del restante 1% e abbiamo semplici precauzioni da consigliare:

Fate in modo di eliminare tutto ciò che può attirare le formiche come richiudere sempre il barattolo dello zucchero e riporre quello del miele in un sacchetto ben sigillato,raccogliete sempre le briciole dal pavimento e non lasciate troppo a lungo nel lavello i piatti da lavare.Semplice.

Certo se poi avete situazioni come quella dell'immagine di sotto,chiamare una ditta di disinfestazione è ovviamente lecito e permesso da parte nostra.



Ma analizziamo l'importanza delle formiche nell'agricoltura.


Nell'agricoltura ci sono varie specie molto utili come le Crematogaster scutellaris che sono utilissime agli alberi di ulivo,una ricerca dimostra che gli alberi di ulivo che ospitano questa simpatica specie hanno dei vantaggi: liberarsi dagli insetti infestanti come i xilofagi.

Gli ulivi,specialmente se secolari,tendono negli anni a formare cavità poichè il legno più vecchio,che viene sostituito da quello nuovo,muore e in seguito viene scavato dall'acqua e dagli xilofagi trasformandosi in segatura; è un processo del tutto normale per queste piante. Le Crematogaster vanno ad occupare proprio queste gallerie con legno marcescente e sbriciolato,predano i xilofagi,e la segatura che estraggono non è prodotta da loro ma semplicemente estratta per fare spazio al loro nido.

Un albero di uliveto che ospita una colonia di Crematogaster scutellaris non peggiora o produce un olio peggiore,anzi sta molto meglio libero dai insetti infestanti che lo insidiano.

Possiamo affermare che la maggiorparte delle formiche caccia e preda tutti gli insetti infestanti (esclusi gli afidi di cui ne parliamo qua) che occupano le nostre piantagioni.

Una scoperta degli ultimi tempi ci dice che le formiche fanno bene all'ecosistema delle nostre colture ed occupano un ruolo di tutto rispetto soprattutto nei terreni aridi a sottolinearla è un gruppo di studiosi del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) e dell'Università di Sidney in un articolo pubblicato su Nature Communication, in cui spiegano che la presenza di formiche è in grado, nelle colture di frumento, di aumentare la resa fino al 36%.


"Crediamo che ci siano due ragioni principali per l'aumento della resa - spiega Theo Evans, ricercatore del CSIRO -. In primo luogo le gallerie scavate da formiche lasciano penetrare nel terreno più acqua e più in profondità quando piove. In secondo luogo, gli insetti migliorano i livelli di azoto nel suolo". Evans spiega che la prossima grande sfida sarà individuare i terreni che dalla presenza di questi insetti possono ottenere i maggiori vantaggi.


Messor capitatus
Regina: da 15 Euro - con covata 18 Euro
Colonia: a partire da 30 Euro (0-10 operaie)
Disponibilità:  
1 Colonia starter piccola con (20-30 operaie) 40 Euro
1 Colonia starter media con (40-50 operaie) 50 Euro

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Camponotus herculeanus
Regina: da 16 Euro con covata 18 Euro
Colonia: a partire da 32 Euro
Disponibilità:
 1 Colonia piccola starter 32 Euro Cad. (0-10 operaie)

SCHEDA

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domenica, agosto 26, 2012





Camponotus nylanderi
Regina: 12 Euro con covata 14 Euro
Colonia: a partire da 25 Euro (0-10 operaie)
Disponibilità:
3 Regine con covata 14 Euro Cad.
5 Colonie piccole starter 25 Euro Cad. (0-10 operaie)
5 Colonie medie starter 30 Euro Cad. (10-20 operaie)
5 Colonie grandi starter 35 Euro Cad. (20-30 operaie)

SCHEDA


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SAUSSURE (H. de) 1891 Formicides de Madagascar 


In Histoire Physique, Naturelle et Politique de Madagascar. Vol XX. 280 pag + 7 tavole 






Volume molto raro, in perfetto stato, anche se è stato recentemente rilegato in una copertina verde telata. Se interessa sono disponibile ad inviare dettagliate foto. 

Le tavole sono molto belle e alcune colorate. 






Per info contattate lo staff





Lo staff di www.mondoformiche.it vuole ringraziare veramente tutti quelli che ci scrivono e tutte le persone che ci supportano, la continua crescita del sito è anche merito vostro e la relativa pagina facebook lo dimostra con dati significanti,stiamo crescendo giorno dopo giorno e siamo sempre di più,speriamo a fine settembre di raggiungere e superare quota mille fans.

Siamo indubbiamente il primo sito in italia per volume di visite e punto di riferimento per tutto quello che riguarda il fantastico Mondo delle Formiche.

Crediamo nel progetto e vogliamo intraprendere a giorni l'apertura di un forum libero senza vincoli e imposizioni per accogliere tutti gli amici e i curiosi che si avvicinano per la prima volta.

Altri lidi invece di unire gli intenti,ci hanno screditato,ancora oggi ci provano,ci hanno accusato con mere accuse,la nostra crescita gli da indubbiamente fastidio,intacca il loro convinto savoir-faire, ma noi abbiamo sempre risposto sul campo con la nostra tenacia e passione.

L'invidia degl'altri ci rende più forti e ci fa andare avanti,un sincero grazie da tutto lo staff.

venerdì, agosto 24, 2012



Avete mai sentito parlare della "spirale della morte" delle formiche? E' un fenomeno estremamente affascinante, che vede un'intera colonia di formiche muoversi seguendo un movimento a spirale, senza sosta, fino a quando non sopraggiunge la morte per sfinimento.

La spirale della morte delle formiche, nota anche come "formiche danzanti", è un fenomeno scientificamente descritto per la prima volta negli anni '40 del 1900 da Theodore Schneirla, psicologo animale americano. Ogni formica segue quella che ha di fronte, e man mano che altre formiche si aggiungono alla corsa, si forma una spirale di migliaia, milioni di formiche, che continuano a girare senza pausa.


Nel 1921 in Guyana, fu avvistata quella che si ritiene la più grossa spirale della morte mai registrata: 400 metri di diametro, talmente estesa che ogni formica impiegava quasi tre ore per terminare un giro. La spirale è durata per due giorni, mietendo migliaia di vittime fino a quando un gruppo di operaie non ha interrotto il processo uscendo dal percorso.

Il video sotto spiega graficamente come una spirale della morta ha inizio:


Il fenomeno ha origine dalle tracce chimiche lasciate da formiche esploratrici, che creano un involontario percorso a spirale che altre formiche iniziano a seguire. Man mano che le precedenti tracce vengono rafforzate dal passaggio di nuove formiche, altre si aggiungono al movimento circolare, creando col tempo una spirale che può coinvolgere tutta la colonia.

Lasius neglectus


Le formiche non finiscono mai di stupirci: coesione sociale pressochè totale, una capacità organizzativa che ha dell' incredibile, comportamenti tipici di un super-essere vivente, pensieri di sciame, e via dicendo. Tuttavia, pare che le formiche abbiamo altre particolarità che fino a poco tempo fa ignoravamo completamente.

Come la sfrenata passione per l'elettricità, recentemente confermata in uno dei giardini nazionali inglesi. Le colonie di Lasius neglectus, le cosidette "super formiche asiatiche", subiscono il fascino dell' elettricità a tal punto da mostrare istinti suicidi.



Le Lasius neglectus sono altrettanto dannose delle formiche di fuoco, modificando gli ambienti in cui si stabiliscono e creando delle super-colonie che possono contare su un numero di individui dalle 10 alle 100 volte superiore alle loro parenti europee. Il loro comportamento è differente dalle altre specie: le regine rimangono nella colonia dalla sua fondazione, non lasciando la "residenza reale" per accoppiarsi, ma andando ad incrementare il numero di unità della colonia stessa.

La loro presenza in Inghilterra pare sia il primo avvistamento del Regno Unito, per quanto in Europa si stiano diffondendo a velocità incredibili. E sono naturalmente attratte dalla corrente elettrica, più che dal cibo o dall' acqua.

Queste formiche lavorano in simbiosi con alcuni afidi delle piante dai quali ricavano nettare, afidi molto comuni e che si possono trovare su molti alberi europei, il che non fa altro che contribuire alla diffusione della super-formica. Il problema è che l'attrazione fatale per l'elettricità di queste formiche le porta a colonizzare anche zone in cui si trovano cavi elettrici, mettendo a serio rischio l'incolumità delle persone che vivono nei paraggi. Sono potenzialmente in grado di causare black-out o di creare condizioni adatte perchè si sviluppino incendi.

Tant'è che sono state ritrovate circa 35.000 carcasse di formiche asiatiche nei pressi di un nodo elettrico di Hidcote, nel Gloucestershire. Le formiche non costituiscono un problema diretto per l'essere umano, perchè a differenza delle formiche di fuoco non mordono le persone o gli animali. Ma le loro super-colonie, oltre a costituire un problema non indifferente per l'approvigionamento di cibo ed acqua delle formiche europee, sono anche pericolose per i condotti elettrici che alimentano le nostre case.

giovedì, agosto 23, 2012


Non si tratta di una determinata specie di formiche, ma di operaie di alcune particolari specie, che si sono evolute specializzandosi, all'interno della colonia di appartenenza, nell'immagazzinamento del cibo all'interno del loro addome.


Questo tipo di formiche sono sostanzialmente dei contenitori del cibo raccolto dalle operaie. Immagazzinano il cibo nel loro addome, tanto che questo si dilata a dismisura fino a raggiungere le dimensioni di un chicco d'uva, e immobilizza la formica all'interno della colonia.



Le formiche del miele non svolgono la sola funzione di magazzino di cibo ambulante: sono anche dei contenitori di qualunque liquido corporeo e acqua prelevati dalle prede della colonia, utili per la sopravvivenza quotidiana della comunità o per il supporto alimentare in situazioni particolarmente avverse.



Le colonie che comprendono formiche del miele sono spesso soggette a raid di altre specie animali, o di altre colonie di formiche. Una risorsa alimentare così preziosa fa gola a tutti, uomo compreso: in alcune località del mondo, queste formiche vengono raccolte e mangiate come dei veri e propri bonbon. Gli aborigeni australiani, per esempio, raccolgono le formiche della specie Camponotus inflatus per mangiarle come prelibatezza locale.

Ci sono poi le formiche della specie Myrmecocystus mexicanus, che vive ad ovest del Nord America, la cui struttura sociale è estremamente efficiente: una regina, e migliaia di femmine operaie sterili suddivise in "badanti" per le larve e le formiche del miele, operaie di media grandezza per lo scavo del nido e la raccolta del cibo, e le operaie più grosse, che diventeranno contenitori di cibo.



La necessità di formiche-contenitore è nata probabilmente per il fatto che le specie che contengono formiche del miele vivono in regioni aride, in cui acqua e cibo, se accumulati semplicemente all'interno del nido, verrebbero velocemente compromesse dal clima ostile.

Le regioni di diffusione di queste formiche sono tuttavia particolarmente ricche di risorse durante la stagone umida, momento in cui tutti il surplus alimentare prodotto dalla colonia viene immagazzinato all'interno delle formiche del miele. Quando le operaie avranno bisogno di cibo, non dovranno far altro che nutrirsi del cibo rigurgitato dai loro contenitori viventi.

Andiamo ad analizzare alcune specie di formiche e le loro punture.

Lo Schmidt Sting Pain Index è una scala numerica che va da 1 a 4, e che identifica il dolore provocato dalla puntura di insetti.
Questa scala di dolore è stata messa a punto da Justin O. Schmidt, un entomologo del Carl Hayden Bee Research Center, punto numerose volte da una moltitudine di insetti, punture che gli hanno fatto creare la scala di dolore che porta il suo nome.

Inizialmente il Pain Index era un resoconto delle proprietà emolitiche del veleno di alcuni insetti, ed andava da 0 (nessun effetto sull'essere umano) fino a 4, numero che rappresenta il dolore totale.
Successivamente la scala di dolore è stata modificata e corretta, e ad oggi contiene i resoconti sulle punture di 78 specie di insetti.

Vediamo le nostre Formiche:


Solenopsis invicta

La famigerata Formica di Fuoco una varietà di formiche in grado di iniettare veleno e di causare dolore lieve ed irritazione. Il grosso problema con queste formiche non è il dolore che provocano le loro punture, ma il fatto che attacchino in massa, lasciando segni su tutto il corpo in grado di infettarsi.
Scala valore Pain Index: 1.2



Pseudomyrmex ferruginea 

La Formica dell'Acacia. Vive su un'acacia nativa del Messico (Acacia cornigera), chiamata "corna di toro" per alcune escrescenze che crescono alla base del fogliame. Questo albero vive in simbiosi con una formica, la , che attacca qualunque cosa possa minacciare la pianta utilizzando un pungiglione decisamente doloroso, sensazione descritta "come se qualcuno avesse sparato un punto chirurgico sulla tua guancia".
Scala valore Pain Index: 1.8


Pogonomyrmex barbatu 

La Formica rossa raccoglitrice.E' una formica Nord Americana che raccoglie ed accula semi. E' estremamente aggressiva, e la sua puntura può causare reazioni allergiche. Può anche mordere ferocemente con le sue potenti mascelle. Il dolore è "come se qualcuno usasse un trapano per scavare l'unghia dell'alluce".
Scala valore Pain Index 3.0


Paraponera clavata 

La Formica Proiettile. Ecco l'insetto più doloroso in assoluto. Si trova addirittura fuori scala, visto il dolore che provoca. Si chiama "formica proiettile" proprio per il fatto che il dolore provocato dal suo pungiglione sembra sia paragonabile a quello provocato da un proiettile sparato da una pistola. Viene anche chiamata "formica 24 ore" per la durata del dolore dopo la puntura, 24 ore appunto.
Tra i Satere-Mawe, una tribù brasiliana, il rito per diventare un guerriero è quello di infilare entrambe le mani in guanti riempiti di formiche proiettile e sopportare un dolore disumano per 10 minuti. Dopo la prova, le mani sono completamente paralizzate fino al giorno successivo, e per 24 ore il dolore rimane acutissimo ed estremamente difficile da sopportare.
Pain Index 4.x


mercoledì, agosto 22, 2012



La formica di fuoco è un gruppo di formiche di dimensioni estremamente ridotte: basti pensare che la regina raggiunge i 5 millimetri, e le operaie difficilmente arrivano a 6.

Nonostante questo, sono tra le formiche più temute e detestate, non solo perchè creano colonie molto più numerose delle "normali" formiche (la regina è in grado di produrre fino a 1500 uova al giorno, e le colonie risultano essere spesso 100 volte più numerose del normale) e infestano le campagne e le zone urbane costruendo nidi alti fino a 40 cm; ma la caratteristica per le quali sono note ai più è la loro puntura, estremamente fastidiosa per l'uomo. Una sola vibrazione nei pressi del formicaio scatena la loro ira, facendole uscire dalla tana per aggredire il malcapitato, anche in gruppi da 10.000 unità.

Al mondo esistono oltre 280 specie di formiche di fuoco, diffuse dal Giappone alle Americhe con nomi differenti: mod-kun-fai in Thailandia, aka-hi-ari in Giappone, hormigas coloradas in Spagna e Sud America.

Nelle Americhe, la formica di fuoco era una specie endemica del Brasile, ma la sua diffusione ha trovato largo spazio anche negli USA fin dagli anni '30 del 1900, e negli ultimi 7-8 anni si sono registrare colonie in Europa, anche in Italia. Molto probabilmente sono arrivate sin qui attraverso navi mercantili, mentre la loro introduzione all' interno del suolo statunitense può essere stata provocata anche solo da trasporti commerciali via terra.

Le formiche di fuoco sono aggressive, e lo si nota dalla scomparsa di alcune specie di insetti e di piccoli uccelli nei territori da loro colonizzati. Le formiche di fuoco sono formidabili predatori, e uccidono senza pietà utilizzando il veleno contenuto nel pungiglione per paralizzare le loro vittime e trasportarle nel formicaio, all'interno del quale se ne nutriranno.


Il veleno delle formiche di fuoco è principalmente composto da un alcaloide chiamato solenopsina, un composto che provoca un forte dolore nell'essere umano, sensazione simile a quella di una bruciatura. Il veleno della formica di fuoco è sia un insetticida che un antibiotico, e viene spruzzato sulle larve per proteggerle dall'aggressione di microrganismi.

Sembra, però, che ora si sia giunti ad un punto di svolta nell'invasione di  queste formiche infestanti, trovando la più terrificante arma biologica: una mosca della famiglia Phoridae. Queste mosche si comportano come veri e propri "Aliens": una volta localizzata una formica, vi si posano sopra ed iniettano uova all' interno del loro addome.

Una volta schiuse, queste uova danno alla luce delle picole larve che si muovono all'interno del corpo della formica di fuoco fino a raggiungere il cervello, organo del quale si nutrono con voracità, e prendono il controllo della formica, facendola allontanare dalla colonia. Ogni singola formica di fuoco può ospitare fino a 12 larve di mosca, che divorano progressivamente ogni tessuto molle all'interno dell'ospite.
Dopo circa 40 giorni, il cranio della formica è vuoto, e letteralmente cade dal corpo dell' insetto.

Le formiche diventano veri e propri zombie: come nei migliori film di Romero e nella saga di Alien, queste mosche iniettano la loro prole all' interno di un corpo. Una volta preso il controllo del cervello, le larve di mosca letteralmente controllano il corpo della formica, dai suoi movimenti ai suoi comportamenti nei confronti della colonia, portandola lentamente ad allontanarsi e a morire al di fuori della colonia stessa.

E' fin dal 1997 che i ricercatori della Texas A&M University stanno importando mosche della famiglia Phoridae in Florida ed in Texas, due tra gli Stati più colpiti dall' invasione delle formiche di fuoco, e ora i risultati iniziano a vedersi. Vengono rilasciate non solo nei pressi dei formicai, dove possono essere più vulnerabili agli attacchi in massa delle formiche, ma anche nelle "piste di approvvigionamento", i percorsi abituali che le formiche seguono per andare a caccia.

Nel 2008, sono state rilasciate in Texas mosche della specie Pseudacteon obtusus, ottenendo un'interruzione della diffusione delle formiche di fuoco; dato il successo, nel 2009 sono state introdotte in altre due località, sempre in Texas, per cercare di ridurre i focolai di diffusione e distruggere le colonie più numerose.

Le mosche della famiglia Phoridae sono raccolte in circa 4.000 specie differenti, ma sono solo quelle appartenenti al genere Pseudacteon a depositare le loro uova all'interno del torace delle formiche.


A cosa può servire il corpo di un colibrì morto? Praticamente a nulla, a meno che non siate appena incappati in un antico fossile di formica regina gigante e vi serva un oggetto per rendere meglio in fotografia le dimensioni dell'insetto.

Lasciando da parte il fatto che il colibrì non è riconosciuta come unità standard di misurazione da nessuna organizzazione al mondo, di certo fa effetto vedere il suo corpicino di 10 centimetri di fianco al fossile di quella che fu un'antica formica regina gigante.

Il fossile risalirebbe a circa 50 milioni di anni fa, ed è stato chiamato Titanomyrma lubei. Si tratta di una formica regina dotata di ali, con un corpo lungo poco più di 5 centimetri. Giusto per rendere meglio l'idea di quanto sia grossa questa formica, l'unico genere attualmente vivente di formiche le cui regine raggiungono dimensioni simili è il Dorylus, che racchiude 70 specie di formiche che vanno dai 3 agli oltre 5 centimetri di lunghezza.

"Quello che sorprende è che questa formica vagavano per un'antica foresta in quello che oggi è il Wyoming, quando il clima era caldo come lo è attualmente ai tropici" spiega Bruce Archibald, uno degli autori della ricerca. "Infatti, sono stati trovati fossili di formiche giganti imparentate con queste in Europa e in Nord america, all'interno di siti che hanno avuto un clima caldo".


Pare infatti che ci sia un legame tra la temperatura e l'umidità di un habitat e le dimensioni delle formiche. I ricercatori hanno notato che anche oggi le formiche più grosse si trovano quasi esclusivamente ai tropici. Lo stesso vale anche per la Titanomyrma lubei: come le formiche giganti moderne, sembra preferisse ambienti con una temperatura media annuale pari o superiore a 20°C.

Quello che non si spiega ancora, tuttavia, è come queste grandi formiche possano essersi spostate da un continente all'altro attraversando lingue di terre emerse in regioni apparentemente troppo fredde per la loro sopravvivenza. Pare infatti che le Titanomyrma lubei si siano spostate verso l'emisfero occidentale attraverso un passaggio in regioni attualmente troppo fredde, se non addirittura con climi quasi polari.

L'ipotesi dei ricercatori è che le formiche abbiano sfruttato corti e intensi periodi di riscaldamento globale. "Man mano che il clima della Terra muta, stiamo vedendo specie tropicali estendersi verso latitudini intermedie, e le libellule fanno la loro comparsa nel circolo polare artico. Comprendere i dettagli su come le forme di vita si siano adattate in passato al riscaldamento globale sarà sempre più materia d'interesse in futuro".

Incuriositi dalle formiche giganti africane citate sopra? Ecco un video sulle "formiche siafu". Guardate la forza delle loro mandibole quando il bastoncino di legno viene sollevato...

martedì, agosto 21, 2012


Sembrerebbe una sfida impari, viste le dimensioni dei due animali. Da una parte le formiche, animali minuscoli che fanno della coesione e del lavoro una forza senza paragoni; dall'altra, gli elefanti, i più massicci mammiferi terrestri attualmente esistenti.

Eppure, questo è proprio il caso in cui varrebbe la pena dire che "le dimensioni non contano". Una specie di albero di acacia africano infatti sembra sfruttare la protezione delle formiche le Crematogaster mimosae per evitare di subire danni dagli elefanti.


Gli elefanti provocano diversi danni alla vegetazione mentre si nutrono, lacerando la corteccia degli alberi e distruggendone i rami. "Il numero di elefanti in Kenya è diventato abbastanza elevato negli ultimi anni da poter osservare alberi gravemente danneggiati ovunque" dice l'autore della ricerca Todd Palmer, che ha eseguito una serie di ricerche nel distretto di Laikipia, in Kenya, e nello Tsavo National Park.

La cosa che ha colpito inizialmente i ricercatori era che gli alberi danneggiati si trovavano in zone dal terreno sabbioso, contrariamente a quelli che crescevano su terreno argilloso, che sembravano essere per lo più intatti.
In particolare, sul terreno argilloso cresce un solo tipo di albero, l'acacia drepanolobium, che ha un rapporto simbiotico con le formiche, tanto da sfruttarle per proteggersi dai danni degli elefanti.

La pianta fornisce cibo e "casa" alle formiche, e loro la proteggono dagli elefanti.
Queste acacie non solo sono dotate di spine e contengono tannini, difese naturali contro gli erbivori, ma hanno sviluppato un rapporto simbiotico con diverse specie di formiche, in particolare con le Crematogaster mimosae, una specie di formiche particolarmente aggressiva che sfrutta l'albero di acacia come riparo e come "allevamento" per insetti succhiatori di nettare.

Eliminando le formiche dalla pianta, i ricercatori hanno notato che gli elefanti si avvicinavano a questo particolare tipo di acacia, vedendola come una potenziale fonte di cibo; ma non appena le formiche hanno iniziato a tornare, ecco che gli elefanti non si sono più dimostrati interessati.

L'esperimento sul rapporto tra formiche ed elefanti è continuato nel centro di riabilitazione per elefanti dello Tsavo National Park. Agli elefanti sono stati sottoposti dei rami di acacia drepanolobium, con e senza formiche, e rami di un'altra specie di acacia, anch'essi privi di formiche o difesi da esse. "Gli elefanti non volevano nemmeno toccare i rami popolati dalle formiche" spiega Jake Goheen, co-autore dello studio, "potevano annusare le formiche e sapevano che sarebbe stato doloroso avvicinarsi".

Gli elefanti sembrano essere terrorizzati dal morso che le formiche possono infliggere alle delicate pareti interne delle loro proboscidi. Altri erbivori africani non sembrano essereparticolarmente spaventati dalle formiche, come le giraffe e i rinoceronti, anche se si mostrano abbastanza titubanti quando hanno a che fare con le Crematogaster mimosae. "Non appena si crea un fattore di disturbo nelle acacie, le formiche arrivano ad investigare, e per mordere".


Il tradizionale comportamento di un parassita implica uno sfruttamento del corpo di un ospite: che si tratti di sottrarre cibo, nutrirsi dei suoi composti primari o di scarto, o avere un vantaggio evolutivo, il parassita si "aggrappa" al corpo ospite per poter sopravvivere. Un parassita manipolativo è una evoluzione del concetto tradizionale di parassitismo: un essere vivente (animale o vegetale) che è in grado di modificare il comportamento dell' ospite per perseguire i propri scopi (generalmente, ha intenzione di riprodursi).

Se questo comportamento ci pare più adatto ad esseri viventi dotati di un seppur piccolo cervello pensante, il meccanismo non è esclusivamente animale, come per il caso della "mosca-alien" che inietta nei corpi delle formiche una larva in grado di modificarne il comportamento, fino a portarle alla morte.
Questo sistema di sopravvivenza biologico pare essere utilizzato anche da creature viventi che non avremmo mai sospettato: i funghi.

La maggior parte di specie di funghi sono i parassiti per eccellenza: affollano la base di molti alberi, nutrendosi dei loro fluidi; sono studiati per resistere ai cambiamenti molto più di quanto lo siano le piante, proprio per la necessità di doversi adattare ovunque le loro spore facciano germogliare nuovi esemplari; e ci sono funghi di dimensioni infinitesimali, che si moltiplicano come esseri unicellulari e si diffondono alla velocità di un virus.
Il parassitismo dei funghi è una "condizione imposta": sono eterotrofi, ricavano cioè dall'ambiente le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza, il che li costringe a sviluppare meccanismi parassitari o di mutualismo (scambio reciproco di "favori" tra due esseri viventi).

Tuttavia, il fungo di cui parleremo non solo è un parassita delle formiche, ma pare che ne modifichi anche il comportamento sulla base di una logica unicamente orientata alla propria sopravvivenza e riproduzione.
Quando infatti il Ophiocordyceps unilateralis infetta una formica, l'insetto si arrampica ad un'altezza di circa 25 cm, sopra una foglia; a quel punto la addenta, e si lascia morire appesa per la mandibola.

Se questo comportamento può sembrare bizzarro, o un meccanismo di protezione dalla diffusione delle epidemie all'interno di una colonia, ci sono molti fattori che supportano l'idea di un "dirottamento" della formica da parte del fungo.
Il fungo, dopo la morte della formica, si trova nella posizione ideale per la diffusione delle proprie spore. A quell'altezza dal suolo delle foreste tailandesi, infatti, il fungo trova un ambiente adatto alla sua sopravvivenza, abbastanza caldo e umido perchè le spore possano germogliare.

I ricercatori della Harvard University, in collaborazione con la Dalhouse University di Halifax, in Canada, hanno scoperto che se le formiche infette vengono posizionate ad altezze superiori o inferiori alla quota desiderata dal fungo, questo non produce spore, perdendo la sua capacità di riproduzione e qualunque altro vantaggio dovuto alla "possessione" della formica.
Che le formiche infette dal fungo mordessero le foglie degli strati bassi della foresta era un fatto noto fin dal 1920, ma non si conosceva il motivo di questo comportamento, che ora pare spiegato dal controllo che il fungo esercita sulla formica.

Come per le mosche Phoridae e le formiche di fuoco, le formiche colpite dal fungo diventano veri e propri zombie.
Ma non solo: questo tipo di comportamento "cosciente" da parte di parassiti, siano essi funghi o insetti, può modificare sensibilmente una comunità animale o vegetale.
Facciamo un esempio: un parassita non ha preferenze tra gli esseri viventi: che siano predatori o prede, infetta qualunque animale o vegetale venga in contatto con le sue spore. E non c'è nemmeno una selezione in base al suo fenotipo (le caratteristiche evidenti di un essere vivente) o genotipo (patrimonio genetico).
Questo comporta ad una selezione casuale, da parte del parassita, di esemplari che probabilmente hanno patrimoni genetici estremamente più performanti rispetto ad altri animali della stessa comunità che rimarranno in vita. Questo meccanismo può comportare una modifica del patrimonio genetico della comunità facendo trasmettere tratti genetici degli individui meno funzionali ed evoluti. Ma può anche fare il contrario, quando un essere vivente sviluppa una qualche forma di resistenza al parassita.

In secondo luogo, i cambiamenti sono anche di tipo sociale: dopo aver identificato nella foresta quelli che i ricercatori hanno definito "i cimiteri", zone con presenza di formiche morte superiore a 26 unità per metro quadro, è stato scoperto che le altre formiche infette tendono ad evitare i cimiteri, probabilmente per una strategia riproduttiva ben precisa: trovare formiche vive alle quali trasmettere le proprie spore, propagando la specie. Questo fa in modo che intere colonie si spopolino per la pandemia che le spore e le formiche infette possono scatenare mantenendosi lontano dai cimiteri, che sono soltanto luoghi morti in cui il parassita non ha modo di diffondersi.


Come funzioni questo meccanismo non è ancora noto. Tutti i dati raccolti finora lasciano supporre che sia il parassita a muovere le formiche, e questo è straordinario. Un parassita, privo di un cervello vero e proprio, è in grado di controllare il comportamento di un essere complesso come una formica, facendole superare il legame con la colonia per allontanarsi da essa e tentare di infettarla. E tutto questo, secondo parametri elaborati dal fungo in base a posizione e altezza (o probabilmente umidità).

Chi pensa che i funghi non meritino attenzione probabilmente si accorgerà in queste poche righe di aver sbagliato. Come se non bastasse, potrebbero essere inoltre la forma di vita extraterrestre che potremmo incontrare con più probabilità, durante il nostro futuro peregrinare nello spazio. Possono resistere a situazioni del tutto estreme, e raggiungere gradi di complessità incredibili, nonostante la loro apparentemente semplice struttura.

Qui il link di uno studio effettuato sul fungo Ophiocordyceps unilateralis:

lunedì, agosto 20, 2012



Fire Ants e' un innovativo documentario sulle formiche di fuoco girato con l'ausilio delle tecnologia 3D.
Immagini 3D macroscopiche riprendono il mondo segreto di queste creature che sembra rappresentino un problema a livello globale, osservandone l'affascinante attivita' sia in natura sia in laboratorio.
La formica di fuoco (Solenopsis invicta) comparve per la prima volta negli Stati Uniti nel 1930, inziando la sua invasione e diffondendosi rapidamente nei campi coltivati e nelle aree urbanizzate. E' una formica di piccole dimensioni, ma munita di un aculeo collegato ad una ghiandola del veleno. 
Nell'uomo la sua puntura e' dolorosa (un dolore bruciante che le ha dato il nome). E' onnivora e danneggia le coltivazioni.
Dopo piu' di 80 anni dall'inizio della sua invasione, la Solenopsis invicta ha occupato in forze gli Stati Uniti causando danni fino a 6 miliardi di dollari in termini di disastri allagricoltura, costi di disinfestazione e di bonifica.
Il documentario affronta in particolare questa problematica di grande interesse per gli scienziati, i quali stanno cercando di combattere lazione di queste formiche e stanno allevando individui alati in grado di dar loro la caccia.

Video Trailer:



Questa opera artistica rappresenta 600 formiche giganti sul muro di un edificio in Boulevard Prado, a Cuba e entra a far parte del progetto "Casa tomada" di opere artistiche contemporanee.
Autore il colombiano Rafael Gomez Barros, che per la prima volta ha partecipato alla Biennale dell'Avana.

mercoledì, agosto 08, 2012



Le formiche tagliafoglie sono spesso diventate un soggetto ideale per numerosi documentari sulla vita degli insetti e sulle dinamiche di una colonia, ma hanno ancora numerosi aspetti della loro vita che rimangono misteriosi.

Le formiche tagliafoglie devono il loro nome all'abitudine di tagliare e accumulare materiale vegetale all'interno di alcune camere del nido in cui vive la colonia. Non lo fanno per divertimento: ogni foglia, ottenuta tramite un duro lavoro di mandibole e zampe, servirà a far crescere una particolare specie di fungo utilizzata per alimentare l'intera popolazione di formiche.

Su questi funghi crescono spontaneamente una quantità massiccia di batteri, come accade spesso quando si ha a che fare con la decomposizione di materia organica. Alcuni di questi batteri possono essere potenzialmente nocivi alle formiche, altri invece sembrano svolgere un ruolo di primaria importanza per la sopravvivenza dei funghi coltivati dalle tagliafoglie.

"Questa ricerca fornisce alcuni dei primi dettagli tangibili sull'affascinante relazione simbiotica tra le formiche tagliafoglie, i funghi e i batteri" spiega Kristin Burnum, chimico del Pacific Northwest National Laboratory e co-autore della scoperta. "Comprendere come questi batteri trasformino la materia vegetale in fonte di energia nelle funghicolture delle formiche tagliafoglie potrebbe inoltre aiutarci a migliorare la produzione di biocarburanti".

La creazione di una "serra per funghi" inizia con il trasporto di frammenti di foglie all'interno del nido della colonia. Le formiche tagliafoglie creano nidi enormi se paragonati alle loro minuscole dimensioni: possono estendersi per oltre 30 metri di diametro, con numerosi "nidi-satellite" distanti fino ad 80 metri da quello principale.

A partire dal materiale vegetale raccolto dalle tagliafoglie cresceranno funghi della famiglia Lepiotaceae, l'alimento primario di queste formiche. La relazione tra formiche e funghi è strettissima: le prime si occupano di mantenere al sicuro le funghicolture proteggendole da muffe e parassiti; i secondi, invece, provvedono a fornire preziose risorse alimentari alle larve delle tagliafoglie.


La relazione tra formiche e funghi è stata documentata per la prima volta nella seconda metà del 1800, ma fu solo 20 anni fa che i ricercatori riuscirono ad identificare le colture batteriche che vivevano su questi funghi.

Il ruolo di questi batteri è sempre stato argomento di accesi dibattiti: alcuni ritenevano che aiutassero i funghi a decomporre il materiale vegetale, altri invece che aiutassero le formiche ad ottenere i giusti nutrienti dai funghi coltivati nelle colonie.

Per mettere fine alla discussione, Burnum e il team di Frank Aylward, ricercatore della University of Wisconsin-Madison, hanno studiato a fondo le funghicolture di due specie di formiche tagliafoglie panamensi, la Atta colombicae la Atta cephalotes.

Per ottenere dei campioni di batteri il più possibile somiglianti a quelli riscontrabili in un ambiente naturale, i ricercatori hanno prelevato intere porzioni di colonie, comprese foglie, formiche e funghi. In questo modo è stato possibile esaminare l'intera popolazione batterica dei nidi, e la loro interazione con funghi e formiche.


L'analisi genetica dei batteri ha mostrato migliaia di specie diverse, metà delle quali appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae che include anche i batteri intestinali degli animali. Ma la cosa più sorprendente è stata scoprire quante diverse funzioni vengano svolte da questi microrganismi:
- Spezzano gli zuccheri complessi che rendono le piante più resistenti ma più difficili da digerire;
- Trasportano zuccheri;
- Realizzano aminoacidi e vitamina B5 per decomporre proteine, carboidrati e grassi e renderli nutrienti utilizzabili.

Solo una percentuale inferiore all'1% di tutte le specie osservate si occupa di decomporre la cellulosa, mentre la maggior parte si dedica agli zuccheri, probabilmente favorendo la crescita dei funghi. "I nostri risultati mostrano che definirle 'funghicolture' è scorretto; 'comunità di funghi e batteri' sarebbe più appropriato" spiega Burnum. "I batteri non sono soltanto residenti di queste comunità, ma svolgono operazioni essenziali per mantenere in vita queste comunità e le formiche che le coltivano".

"Sembra proprio che sia i funghi che i batteri non lavorino in isolamento quando si tratta delle funghicolture delle formiche tagliafoglie. E' possibile che lo stesso valga per la conversione in biomassa [del materiale organico]; forse sia i funghi che i batteri sono necessari per trasformare efficacemente le piante in biocombustibile".


Nessuno sa ancora come definire queste formiche, se classificarle come nuova specie (nome temporaneo Nylanderia sp. near pubens) o come appartenenti ad una già nota, la Nylanderia pubens. Quello che è certo è che le "formiche pazze di Rasberry" che stanno invadendo gli Stati meridionali del Nord America sono una vera piaga per le formiche locali e i residenti, e minacciano addirittura installazioni come il Johnson Space Center.

Queste formiche, definite per ora come "formiche pazze di Rasberry", apparterrebbero ad una sottospecie invasiva identificata per la prima volta nel 2002 da Tom Rasberry. Sembrano essere imparentate con le Nylanderia pubens, o probabilmente appartenenti alla stessa specie, ma non è ancora chiara la loro provenienza.

Tom Rasberry è un disinfestatore del Texas che per primo ha identificato questeformiche. Fino ad ora, sostiene di aver dedicato oltre 2000 ore di lavoro di ricerca a queste formiche, ed è stato chiamato nel 2008 dal personale del Johnson Space Center per eliminarle dalle installazioni dell'Agenzia.

Queste formiche creano problemi non trascurabili sia a privati che ad aziende. In alcuni casi sono talmente moleste da impedire agli animali da compagnia di uscire in giardino, o agli uccelli di nidificare. Ci sono stati casi di pollame morto per asfissia a causa dell'ostruzione dei condotti nasali, o di animali di grossa taglia attaccati agli occhi o agli zoccoli.

Non si ha una stima dell'impatto economico di queste formiche, ma sembrano amare particolarmente le apparecchiature elettriche, causando problemi di diversa natura che a volte registrano qualche migliaio di dollari di danni.
"Con i sistemi di computer che hanno alla NASA, possono devastare le strutture. Se le formiche entrano negli edifici della NASA in numeri osservati in altre località, beh, sarebbe terribile. Sono in questo business da 32 anni, e non somigliano a nulla che abbia mai visto prima. Quando si vedono entomologi americani sconvolti e stupiti, fa capire di cosa si tratta" spiega Rasberry.


Sebbene siano piccole quanto una "i" di questo post, le formiche pazze di Rasberry sembrano apparentemente inarrestabili. Si tenta di ucciderle, e da qualche migliaio di cadaveri emergono, come dal nulla, milioni di altri esemplari. "Ho creato un sito di test e ho applicato un prodotto disinfestante su mezzo acro...in 30 giorni avevo cinque centimetri di formiche morte che coprivano interamente quello spazio" spiega Rasberry. "Sembrava che la cima del tappeto di formiche fosse in totale movimento per via delle formiche ancora vive, che camminavano in cima a quelle morte".

I residenti delle aree colpite preferiscono addirittura la presenza delle formiche di fuoco, altra specie invasiva, rispetto alle formiche pazze di Rasberry. Questa specie sembra in grado di rimpiazzare le altre, invasive o locali che siano, grazie alla forza dei numeri e ad un'aggressività senza precedenti. Giusto per rendere l'idea, le formiche di fuoco diventano talvolta il loro cibo, come capita anche con insetti qualche decina di volte più grossi di loro.

Le formiche pazze di Rasberry non costruiscono nidi sotto terra, ma preferiscono punti umidi e riparati in superficie, come alberi caduti, rocce e mucchi di foglie. Utilizzano questi ripari come base per le loro spedizioni in cerca di cibo; cibo costituito da praticamente ogni cosa animale o vegetale incontrino sul loro cammino, visto che questa specie è onnivora.

Prima di morire, queste formiche rilasciano un particolare segnale chimico che avverte la colonia di attaccare la minaccia che le ha sterminate. "Arrivano di corsa le altre formiche. In poco tempo si ha una palla di formiche" spiega Roger Gold, entomologo dell'Università del Texas.

L'origine di queste formiche rimane ancora un mistero. Sono probabilmente originarie del Sud America, e apparterrebbero alla specie chamata "formiche pazze caraibiche" (Nylanderia pubens), nota per movimenti veloci e apparentemente casuali delle appartenenti alle colonia.

Le formiche texane, probabilmente Nylanderia pubens, sono molto piccole, fino a 3 millimetri di lunghezza, che possono avere oltre 40 regine e diversi nidi nella stessa colonia.
Per quanto si tenti di ucciderle, il ritmo di riproduzione e la struttura a nidi multipli della colonia rendono vano ogni tentativo di debellare la specie. Le formiche pazze di Rasberry avanzano verso Nord ad un ritmo di quasi 1 km all'anno, ma grazie al trasporto di frutta, verdura e animali d'allevamento possono coprire medie distanze nell'arco di pochi giorni.

Quando una normale disinfestazione di formiche costa circa 85 dollari ogni tre mesi, per le formiche di Rasberry occorrono oltre 600 dollari, tra prodotti e strategie sempre nuove ideate per fermare la loro avanzata, per ottenere risultati non conclusivi.

Attualmente hanno colonizzato oltre 18 contee texane in soli nove anni, e hanno già raggiunto la Florida occupando oltre 20 contee in 11 anni. La loro avanzata sembra inarrestabile, e fino ad ora non è stato trovato un agente chimico in grado di controllarne il numero. "Preferisco di gran lunga le formiche di fuoco" spiega Joe MacGown, curatore della collezione di formiche, zanzare e scarabei del Mississippi State Entomological Museum. "Le colonie di formiche di fuoco si possono evitare".

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