martedì, agosto 21, 2012



Il tradizionale comportamento di un parassita implica uno sfruttamento del corpo di un ospite: che si tratti di sottrarre cibo, nutrirsi dei suoi composti primari o di scarto, o avere un vantaggio evolutivo, il parassita si "aggrappa" al corpo ospite per poter sopravvivere. Un parassita manipolativo è una evoluzione del concetto tradizionale di parassitismo: un essere vivente (animale o vegetale) che è in grado di modificare il comportamento dell' ospite per perseguire i propri scopi (generalmente, ha intenzione di riprodursi).

Se questo comportamento ci pare più adatto ad esseri viventi dotati di un seppur piccolo cervello pensante, il meccanismo non è esclusivamente animale, come per il caso della "mosca-alien" che inietta nei corpi delle formiche una larva in grado di modificarne il comportamento, fino a portarle alla morte.
Questo sistema di sopravvivenza biologico pare essere utilizzato anche da creature viventi che non avremmo mai sospettato: i funghi.

La maggior parte di specie di funghi sono i parassiti per eccellenza: affollano la base di molti alberi, nutrendosi dei loro fluidi; sono studiati per resistere ai cambiamenti molto più di quanto lo siano le piante, proprio per la necessità di doversi adattare ovunque le loro spore facciano germogliare nuovi esemplari; e ci sono funghi di dimensioni infinitesimali, che si moltiplicano come esseri unicellulari e si diffondono alla velocità di un virus.
Il parassitismo dei funghi è una "condizione imposta": sono eterotrofi, ricavano cioè dall'ambiente le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza, il che li costringe a sviluppare meccanismi parassitari o di mutualismo (scambio reciproco di "favori" tra due esseri viventi).

Tuttavia, il fungo di cui parleremo non solo è un parassita delle formiche, ma pare che ne modifichi anche il comportamento sulla base di una logica unicamente orientata alla propria sopravvivenza e riproduzione.
Quando infatti il Ophiocordyceps unilateralis infetta una formica, l'insetto si arrampica ad un'altezza di circa 25 cm, sopra una foglia; a quel punto la addenta, e si lascia morire appesa per la mandibola.

Se questo comportamento può sembrare bizzarro, o un meccanismo di protezione dalla diffusione delle epidemie all'interno di una colonia, ci sono molti fattori che supportano l'idea di un "dirottamento" della formica da parte del fungo.
Il fungo, dopo la morte della formica, si trova nella posizione ideale per la diffusione delle proprie spore. A quell'altezza dal suolo delle foreste tailandesi, infatti, il fungo trova un ambiente adatto alla sua sopravvivenza, abbastanza caldo e umido perchè le spore possano germogliare.

I ricercatori della Harvard University, in collaborazione con la Dalhouse University di Halifax, in Canada, hanno scoperto che se le formiche infette vengono posizionate ad altezze superiori o inferiori alla quota desiderata dal fungo, questo non produce spore, perdendo la sua capacità di riproduzione e qualunque altro vantaggio dovuto alla "possessione" della formica.
Che le formiche infette dal fungo mordessero le foglie degli strati bassi della foresta era un fatto noto fin dal 1920, ma non si conosceva il motivo di questo comportamento, che ora pare spiegato dal controllo che il fungo esercita sulla formica.

Come per le mosche Phoridae e le formiche di fuoco, le formiche colpite dal fungo diventano veri e propri zombie.
Ma non solo: questo tipo di comportamento "cosciente" da parte di parassiti, siano essi funghi o insetti, può modificare sensibilmente una comunità animale o vegetale.
Facciamo un esempio: un parassita non ha preferenze tra gli esseri viventi: che siano predatori o prede, infetta qualunque animale o vegetale venga in contatto con le sue spore. E non c'è nemmeno una selezione in base al suo fenotipo (le caratteristiche evidenti di un essere vivente) o genotipo (patrimonio genetico).
Questo comporta ad una selezione casuale, da parte del parassita, di esemplari che probabilmente hanno patrimoni genetici estremamente più performanti rispetto ad altri animali della stessa comunità che rimarranno in vita. Questo meccanismo può comportare una modifica del patrimonio genetico della comunità facendo trasmettere tratti genetici degli individui meno funzionali ed evoluti. Ma può anche fare il contrario, quando un essere vivente sviluppa una qualche forma di resistenza al parassita.

In secondo luogo, i cambiamenti sono anche di tipo sociale: dopo aver identificato nella foresta quelli che i ricercatori hanno definito "i cimiteri", zone con presenza di formiche morte superiore a 26 unità per metro quadro, è stato scoperto che le altre formiche infette tendono ad evitare i cimiteri, probabilmente per una strategia riproduttiva ben precisa: trovare formiche vive alle quali trasmettere le proprie spore, propagando la specie. Questo fa in modo che intere colonie si spopolino per la pandemia che le spore e le formiche infette possono scatenare mantenendosi lontano dai cimiteri, che sono soltanto luoghi morti in cui il parassita non ha modo di diffondersi.


Come funzioni questo meccanismo non è ancora noto. Tutti i dati raccolti finora lasciano supporre che sia il parassita a muovere le formiche, e questo è straordinario. Un parassita, privo di un cervello vero e proprio, è in grado di controllare il comportamento di un essere complesso come una formica, facendole superare il legame con la colonia per allontanarsi da essa e tentare di infettarla. E tutto questo, secondo parametri elaborati dal fungo in base a posizione e altezza (o probabilmente umidità).

Chi pensa che i funghi non meritino attenzione probabilmente si accorgerà in queste poche righe di aver sbagliato. Come se non bastasse, potrebbero essere inoltre la forma di vita extraterrestre che potremmo incontrare con più probabilità, durante il nostro futuro peregrinare nello spazio. Possono resistere a situazioni del tutto estreme, e raggiungere gradi di complessità incredibili, nonostante la loro apparentemente semplice struttura.

Qui il link di uno studio effettuato sul fungo Ophiocordyceps unilateralis:

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